“Pago una 500 il prezzo di una 500 e non di più”

Approfondiamo l’argomento produzione di massa e l’indirizzo che dovrebbero seguire l’Italia e l’Europa occidentale.





Innanzitutto proporrei una variazione del classico schema Make To Stock/Make To Order come di seguito schematizzato, cambiando i parametri in ascissa e ordinata per adeguarli ad oggi.






Qualche decennio fa si parlava di varianti perché le possibili diverse configurazioni comportavano tempi di attrezzaggio delle macchine e gestione delle versioni a livello informativo. Oggi, con i centri di lavoro ‘flessibili’ e con il supporto dei gestionali aziendali, le configurazioni sono gestibili con meno onere; oltre al fatto che il design thinking guida la progettazione stessa in ottica modulare.
Perché questa precisazione? Per sgombrare il campo da equivoci da subito: un’utilitaria Volkswagen appartiene alla stessa categoria merceologica di un’utilitaria Stellantis o Renault e tutte queste fanno parte del segmento più grande delle automobili di massa di marchi europei. 
Ferrari e Lamborghini non producono automobili di massa, ma raffinati oggetti di lusso, che sono anche automobili. 
Samsung divisione smartphone è diretta concorrente di Apple divisione smartphone (‘divisione’ è improprio perché le due Aziende hanno strutture diverse, ma semplifichiamo per intenderci), per cui non è vero che l’iPhone è di lusso e il Galaxy S è di massa, ma sono concorrenti diretti in un segmento all’interno del cluster più grande degli smartphone e tutti questi smartphone sono PRODOTTI DI MASSA, anche se costano più di 1.000 euro!
Tanto è vero che gli smartphone sono prodotti tutti in Estremo Oriente, dove il costo della manodopera è bassissimo.
Diffusione: qui si apre un tema che per me è un’ossessione: il Covid e le guerre che si sono succedute hanno sconfessato l’efficacia di un sistema logistico a zero scorte locali e invece noi che facciamo? Addirittura lo estremizziamo, alla faccia della tanto sbandierata ecosostenibilità. Per me è inconcepibile andare in qualsiasi negozio della grande distribuzione elettronica (MediaWorld, Unieuro, Euronics, etc.) e non trovare merce in negozio; sembra che siano diventati degli hub in cui puoi far transitare la merce che compri sui siti web (magari con l’appeal del ‘paghi in 3 rate’ Paypal o Klarna). L’imprenditore è tale quando si assume il rischio di impresa, inclusa la capacità di gestione del livello delle scorte. 
Ma la tendenza è generalizzata: le conessionarie auto non hanno autovetture disponibili all’acquisto; sono diventate degli (show)room in cui ordini e presso cui ritiri, dopo 90/120/180/240 giorni. Sei mesi per avere un prodotto di massa? L’utilitaria VW di cui sopra con produzione Make To Order? Così sono capace anch’io di fare l’imprenditore! Ricevo l’ordine, il pagamento intero in anticipo e con comodo poi produco. 
Costo del lavoro. In Emilia-Romagna, nelle aziende fortemente sindacalizzate, un operaio generico alla prima esperienza ha uno stipendio pari a € 2.500 netti (12 mensilità). Superato il primo anno, si aggiungono le gratifiche ed eventuali premi di produzione. Se questo valore è congruo, allora è fortemente sbilanciato, se lo confrontiamo come di seguito:
  • Neo laureato in Ingeneria, Economia o Giurisprudenza: € 1.500 netti
  • Operaio pari esperienza PMI Emilia-Romagna: € 1.500 netti
  • Operaio pari esperienza sud Italia: € 1.200 netti
Dopo 3 anni nella stessa azienda, la situazione diventa questa:
  • Laureato: € 1.800
  • Operaio PMI: € 1.800
  • Operaio del Sud: € 1.500
Quindi, l’operaio del Sud si trasferisce al Nord in una delle Aziende ‘ricche’ e i giovani laureati (soprattutto ingegneri) fuggono all’Estero.
Se aggiungiamo i rincari del costo delle materie prime e delle utenze, l’imprenditore ha di fronte due possibilità (più una terza, che è dichiarare fallimento): provare a camuffare la sua produzione di massa in produzione di nicchia (MTS vs. MTO) o lavorare sul margine di contribuzione (alzando i prezzi di vendita e rischiando di andare fuori mercato). La scelta di grandi multinazionali internazionali (un caso su tutte: le giga-factory per la produzione di batterie per veicoli elettrici) cade alla fine sempre verso paesi come l’Ungheria e la Turchia, che sono strategiche per posizione rispetto al mercato europeo, ma hanno costi più sostenibili.

Indietro adesso non si torna, per cui la strada credo sia quella della riconversione verso produzioni ad alto contenuto tecnologico e strategico (spazio, energia, biomedicale) il prima possibile, lasciando le produzioni di massa a paesi che possono ancora sostenerle.
In fondo, le automobili coreane abbiamo cominciato a comprarle già da un po’.


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