I futuri
Cito dal Corriere della Sera del 23 settembre 2024:
“Nel 2023 le vendite di veicoli nell’Unione europea, mettendoci dentro anche Svizzera e Norvegia, sono state meno di 13 milioni. Erano circa 16 milioni nel 2019.
Nel 2008 in Europa si vendeva un terzo delle auto prodotte nel mondo. Oggi siamo a un quinto. Sempre nel 2018 si produceva nel Vecchio Continente il 32% del totale mondiale di veicoli; in Cina il 4%. Secondo i costruttori di auto europei, l’Acea, nel 2023 l’Europa ha prodotto quasi il 17% di veicoli; la Cina il 32%.
Intere filiere tremano al pensiero di fenomeni che non sappiamo decifrare. La doppia sfida, ambientale e tecnologica, posta dal futuro e dall’affacciarsi di nuovi protagonisti sui mercati non è stata raccolta, nel tentativo, forse, di schivarle entrambe. Ad esempio, nell’industria sudcoreana ci sono 3.000 robot ogni 10.000 lavoratori; in Germania, 1.500.
Possiamo anche diluire nel tempo transizione ecologica prevista dall’Europa nell’automobile, ma stiamo attenti, oltre ai costi delle transizioni, ai costi dei ritardi nelle loro attuazioni. Nel rapporto stilato da Mario Draghi, nel capitolo, dedicato all’auto, si propone di affermare la neutralità tecnologica rispetto alle emissioni e questa potrebbe essere una strada. Meglio non illudersi, però, che la discontinuità produttiva e tecnologica possa essere dolce. Si tratta di scelte di investimento e di ecosistemi.”
Qualche giorno fa, quasi a corollario, si ufficializza il dato che “nel 2023 in Norvegia le elettriche hanno superato l’80% di quota di mercato, con previsioni per il 2024 di oltre il 90%. Un successo che non va considerato improvviso, ma è frutto di una strategia a lungo termine, che ha la sua origine negli anni Novanta, quando i governi norvegesi spingevano per una produzione locale a emissioni zero.” (fonte: Fleetmagazine).
I segreti del successo
Prosegue l’analisi:
“Per quanto una popolazione di meno di 5 milioni e mezzo di abitanti - 2 dei quali concentrati nell’area di Oslo e gli altri nelle aree di Bergen, Tondheim e Tromsø - sia un elemento favorevole, non bisogna fare l’errore di credere che questo, insieme al reddito degli abitanti, sia il motivo del successo delle elettriche. Bisogna considerare l’impostazione e la società del Paese e l’approccio istituzionale nei confronti delle auto elettriche.”
Non ci facciamo abbagliare da frasi fatte e senza analizzare i numeri, perché all’obiezione dell’uomo di strada ‘Dove ricarico la mia auto se non ci sono colonnine?!’ la smentita arriva proprio dai numeri: Italia batte Norvegia 40.000 postazioni di ricarica a 15.500, con un parco circolante (elettrico) ridicolo!
Riflettiamo
Il tema non è elettrica sì, elettrica no, idrogeno sì, idrogeno no e tutte le declinazioni delle tifoserie dei vari campionati: il tema è il futuro industriale della nostra nazione; se agiamo per interpretare i futuri, la tecnologia che utilizziamo è solo una X0, una condizione iniziale.
Elenchiamo cinque parole chiave che allarghino l’orizzonte del dibattito:
- Politica
- Tempo
- Europa
- Energia
- Cervelli
La politica
La politica gioca un ruolo determinante nella scelta della linea da seguire o asseconda il Mercato? Non so in generale e non è semplice ricondurre nel passato la concatenazione dell’una e dell’altro, ma sono certo che in questa fase ne abbiamo bisogno, perché ogni scelta strategica a livello Paese ha profondi effetti sulla Società, perché gli aspetti normativi permeano ormai in ogni meandro gli aspetti della quotidianità e perché non abbiamo più tempo.
Il tempo
Di tempo non ce n’è più. Le transizioni del sistema industriale di un Paese richiedono decenni, che non abbiamo a livello di salute del pianeta. Il Governo italiano deve necessariamente anticipare e attuare la strategia del futuro industriale del Paese entro questo mandato. I punti di lavoro che animano le discussioni da due anni in qua (recupero fiscale, condoni, carceri, ius scholae, fondi per la Sanità pubblica) sono ‘peanuts’. Qualcuno non paga le tasse? Chi? Il dipendente no, la grande Azienda è difficile, il barista sotto casa che non registra quaranta caffè? La tintoria che lava cinque camicie in nero? Appunto, peanuts.
Extracomunitari: all’Europa in generale e all’Italia in particolare serve forza lavoro e servono risorse giovani, no doubt. Quindi, anche qui, insegniamo loro la lingua del nostro Paese, inseriamoli e via.
Sanità pubblica: se gestita bene (Emilia-Romagna e Lombardia) la Sanità italiana è un’eccellenza mondiale; dove non lo è la si deve portare a quei livelli.
L’Europa
La portata delle sfide e l’estrema fretta eliminano in partenza la possibilità che ogni nazione europea proceda isolata: serve la potenza di fuoco della Comunità Europea intera, in cui le scelte strategiche siano sinergiche. Potenza di fuoco means anche industria bellica e difesa internazionale, visto che al di là dei buoni propositi il mondo moderno si basa anche e ancora sulle prove di forza militare.
L’energia
Serve energia a buon mercato, serve energia pulita, serve che l’Italia produca la sua energia. Il nucleare è necessario a questa transizione? Non lo so, ma se la Scienza dice che è la risorsa più importante in questa direzione, allora andrà riabilitata.
I cervelli
Torniamo all’apertura della della discussione intorno ai nostri ‘futuri’: l’industria automobilistica italiana (nella realtà europea).
Sulla manifattura europea, il peso del settore automobilistico è in media dell’8%, tra l’11% della Germania e il 5% dell’Italia. Ebbene: prepariamoci a dismetterlo! La Fiat è un pezzo di storia italiana? Ferrari e Lamborghini sono tuttora l’emblema della bella Italia e del Luxury? Indubbio, ma salviamo i cervelli che vi lavorano, non facciamoli disperdere all’estero o in esperienze senza valore; cominciamo piuttosto a traghettarli verso nuove ubicazioni. Ne indico due: produzione di energia e economia dello spazio, ma è solo un suggerimento.
I futuri sono tanti, vanno solo interpretati e intrapresi.


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